Il reddito di cittadinanza, in Italia, è fonte di parecchie discussioni negli ambienti politici ma anche tra la società civile. Cavallo di battaglia del M5S, che già prima delle elezioni politiche, avvenute il 4 Marzo 2018, dichiarava come questa misura fosse urgente da varare nel nostro paese per sostenere i poveri e i disoccupati, a pochi mesi dal suo avvio ha accontentato una fetta di italiani, ma ne ha scontentati molti altri.

Perchè rinunciare al reddito di cittadinanza?

I motivi a monte della delusione sono diversi. La misura è stata spiegata male fin dall’inizio. La maggior parte delle persone riteneva che, se la domanda presentata avesse trovato accoglimento, la cifra caricata mensilmente sulla card, sarebbe stata fissa per tutti: 780 euro. Questa è, in effetti, la cifra massima che può ottenere un single cui sia stato riconosciuto il diritto a ottenere il RdC, mentre il richiedente di un nucleo familiare può arrivare a ricevere fino a 1.130 euro.

In realtà ai 780 euro vengono sottratti altri eventuali sussidi che si ricevono, come per esempio l’assegno di invalidità. Ecco perché, in diversi casi, non si riceve la cifra intera. Meglio, quindi, informarsi bene prima di presentare la richiesta, per valutare meglio la convenienza effettiva e non scoprire sorprese in un secondo momento.

Cifre basse e regole restrittive: c’è chi preferisce rinunciare

A parte quanto appena riportato, fin da subito diversi assegnatari del reddito di cittadinanza – che ancora non è stato avviato interamente perché deve ancora partire, a tutti gli effetti, la parte che consisterebbe nella collocazione lavorativa dei disoccupati anche attraverso il sostegno dei cosiddetti Navigator – tra coloro che si son visti assegnare cifre molto basse, alcuni addirittura di appena 40 euro, preferiscono rinunciare, e questo perché le regole per poter continuare a usufruire di questi versamenti mensili sulla card gialla sono molto restrittive.

Per esempio: è necessario firmare il cosiddetto “Patto per il lavoro” o “Patto per l’inclusione sociale” che prevede, tra le altre cose, anche i famosi lavori di utilità sociale da prestare per un tot numero di ore in forma gratuita, oltre a dover onorare l’impegno di cercare attivamente, e sotto supervisione dei Navigator, un posto di lavoro.

Così, tra coloro che si sono visti riconoscere una somma esigua, molti hanno deciso di restituire la card e staccarsi dal sussidio, preferendo cercare autonomamente un posto di lavoro e non rischiare di doversi sottoporre a costanti controlli e imposizioni. Ma come si fa a rinunciare? Nel capitolo seguente troverai la spiegazione.

Rinuncia al reddito di cittadinanza: ecco come si fa

Per rinunciare al reddito di cittadinanza, è necessario esprimere la propria volontà alla rinuncia. In che modo? Compilando un modulo specifico, denominato modulo SR183, che si può ritirare presso gli uffici territoriali dell’INPS oppure si può scaricare direttamente sulla piattaforma online INPS cliccando su questo link.

Una volta scaricato il modulo sul proprio PC bisogna stamparlo e compilarlo e quindi portarlo alla sede INPS del proprio territorio, unitamente a una copia del documento di identità in corso di validità.

E’ bene, comunque, riflettere su un punto: se si rinuncia al RdC, non sarà possibile presentare una nuova richiesta prima di 18 mesi, periodo che si abbassa a 6 mesi nel caso in cui, all’interno del nucleo familiare, siano presenti invalidi civili o disabili gravi.

ATTENZIONE: la disattivazione del RdC parte dalla data della richiesta. Le somme residue non potranno essere utilizzate. La rinuncia può esser fatta anche per la Pensione di Cittadinanza. Ricordare, prima di procedere alla richiesta di rinuncia, che se in precedenza si beneficiava di altri sostegni al reddito, come per esempio il REI, questo non sarà riattivato.