Un momento delicato nella vita di molte persone: il divorzio. Se da un lato, nel nostro paese, aumenta il numero dei matrimoni, dall’altro aumenta quello dei divorzi. Le due cose, d’altronde, sono strettamente legate. Come dicono alcuni, se non esistesse il matrimonio, non esisterebbe il divorzio. Certo, è una visione un po’ superficiale della questione, ma rende l’idea.

Lasciarsi, dopo pochi anni o un’intera vita passata insieme, oltre a essere un momento delicato anche psicologicamente, in special modo se la decisione è presa unilateralmente, presuppone un iter che, anche se è stato notevolmente abbreviato – prima della riforma era necessario attendere cinque lunghi anni contro i 12 mesi attuali – consta comunque di una serie di cose che è necessario fare e bisogna farle bene, in  special modo in presenza di figli e di proprietà da dividersi all’atto del divorzio.

Una curiosità: negli ultimi anni, tra le cause che portano al divorzio, si annoverano i tradimenti virtuali vissuti attraverso le chat dei maggiori social network.

Contatti con persone che non si conoscono dal vivo, ma con cui si instaurano veri e propri rapporti di intesa, anche intima, attraverso il cosiddetto “Sexting”, lo scambio di immagini hard e di frasi a sfondo sessuale. Diverse sentenze recenti, hanno ammesso come questo tipo di comportamento sia assimilabile a un vero tradimento, e può portare a una richiesta di divorzio da parte del coniuge che si considera tradito a tutti gli effetti.

Ovviamente, i motivi che portano una coppia a divorziare possono essere di varia natura. Ma il tradimento resta tra i primi motivi, ancora oggi.

In questa guida riporterò tutte le informazioni utili per chi sta meditando di divorziare, o per chi – semplicemente – desidera essere  informato su questo tema.

Divorzio consensuale o giudiziale: le differenze

Partiamo da un presupposto molto importante: se i coniugi sono entrambi d’accordo sul divorzio, la faccenda diventa più semplice e anche meno onerosa. In questo caso si parlerà di divorzio consensuale o congiunto.

In un caso del genere, la domanda potrà essere presentata indifferentemente da uno dei due coniugi e nella città di residenza di uno o dell’altro. Inoltre, se esistono i presupposti per farsi seguire da un legale, per stabilire la divisione dei beni e la collocazione dei figli, è possibile farsi assistere da un solo avvocato, che procederà per entrambi i convenuti.

Diverso il caso del divorzio giudiziale, di cui si parla quando non c’è accordo tra le parti, ed è necessario ricorrere al tribunale per fissare regole, eventuali assegni di mantenimento, collocazione dei figli e divisione del patrimonio. Se il divorzio sarà di tipo giudiziale, la domanda di divorzio dovrà necessariamente essere presentata nella città di residenza di chi è chiamato in causa, che in gergo legale è denominato “convenuto”.

Ovviamente, dover ricorrere ai giudici, farsi assistere da uno studio legale, non solo aumenterà i tempi necessari alla fase finale, il divorzio, ma si dovranno fare i conti – letteralmente – con spese molto superiori a un divorzio consensuale.

Di seguito tutte le informazioni secondo le varie tipologie.

Divorzio congiunto in Comune

La prima soluzione è quella più semplice e meno onerosa: si tratta del divorzio congiunto (consensuale) per cui i coniugi possono presentare domanda al sindaco della città di residenza di uno dei due o in quella in cui si è svolto il matrimonio.

È però necessario rientrare nelle seguenti categorie familiari: si può infatti ricorrere al divorzio congiunto in comune a patto che:

  • La coppia non abbia figli minori;
  • La coppia non abbia figli maggiorenni portatori di handicap grave o incapaci;
  • La coppia non abbia figli maggiorenni non economicamente autosufficienti;
  • L’accordo di separazione non contenga patti per il trasferimento patrimoniale. Da essi resta escluso l’assegno di mantenimento, che potrà comunque essere corrisposto nei confronti del coniuge con il reddito più basso.

Il costo di questo tipo di divorzio? Davvero minimo: solo 16 euro, il prezzo dei diritti che devono essere,  per legge, versati all’Ufficio di Stato Civile.

Divorzio congiunto con negoziazione assistita

In questo caso, pur essendo i due coniugi d’accordo per il divorzio, è necessario che siano assistiti da un legale, magari per comprendere meglio su come procedere per la divisione dei beni o per il futuro dei figli.

La frase “negoziazione assistita” significa, infatti, che tra i due coniugi si porranno i rispettivi avvocati – a differenza del caso precedente sarà necessario nominare un avvocato per ogni coniuge – che aiuteranno la coppia a negoziare.

Una volta raggiunto un accordo che soddisfi entrambe le parti, dovrà essere redatto un verbale che dovrà essere controfirmato dai due coniugi e dai due avvocati, a chiusura della negoziazione.

Il verbale sarà quindi inviato al Magistrato del Tribunale competente, che si dovrà occupare della verifica della regolarità oltre che di un fatto molto importante: che in caso di figli questi non subiscano alcun tipo di danno dal divorzio dei genitori.

Se la risposta sarà positiva, si potrà procedere con l’iter di divorzio.

I costi, in questo caso, salgono – anche di molto – rispetto al caso precedente. Si parla di cifre che vanno da un minimo di 1000 a oltre 3000 euro. È comprensibile, dal momento che si dovranno pagare gli onorari degli avvocati, e che questi prezzi variano secondo il tipo di studio legale, ma anche a seconda della città di residenza.

Informarsi preventivamente, magari contattando più di uno studio legale, può aiutare a risparmiare un po’ di denaro.

Altra cosa importante: i coniugi che divorziano con questa modalità, possono stabilire di suddividersi le spese legali. In tal caso, verrà inserita questa decisione nel verbale.

Divorzio congiunto giudiziale e contributo unificato

È un caso particolare: la coppia è mediamente in accordo, ma si va a finire in tribunale perché magari alcune cose non convincono il magistrato, che chiederà quindi di ascoltare le ragioni delle richieste avanzate dalla coppia attraverso il verbale di cui si accennava in precedenza, oppure – capita abbastanza frequentemente – inizialmente vi era un totale accordo, ma col passare del tempo uno dei due ha cambiato idea.  In estrema sintesi: uno dei due decide di far causa all’altro e lo trascina in tribunale, come si suol dire.

Sarà necessario aggiungere, ai costi sopra citati, il cosiddetto “contributo unificato” che è dovuto per legge. Esso ammonta, in questo caso, a 43,00 euro e sale a 93,00 euro in caso di divorzio giudiziale.

Divorzio giudiziale

È il caso in cui non vi è alcun tipo di accordo tra le parti, ed è quindi necessario ricorrere agli avvocati e al tribunale. È immaginabile come, questo tipo di procedimento, sia il più caro in assoluto. Il motivo è semplice e nasce dalla complessità della causa di divorzio.

Gli avvocati dovranno attentamente ascoltare le motivazioni e le richieste dei propri assistiti, presentare proposte e controproposte, fungere – in pratica – da coordinatori del divorzio in corso.

Tutto questo, oltretutto, allunga i tempi. Per ciò che riguarda i costi, si parte da circa 4.000 euro a oltre 10.000. Non è tutto, perché nel caso in cui uno dei due “contendenti” dovesse perdere la causa, dovrà accollarsi anche i costi processuali del coniuge, con un sostanziale aumento delle spese, che possono lievitare di molte migliaia di euro.

Gratuito patrocinio

Può capitare a tutti, in special modo in questi anni di pesante crisi economica, di trovarsi in reale difficoltà economica e non poter affrontare le spese di un divorzio, in special modo se si tratta di un divorzio giudiziale.

Il nostro sistema giuridico, però, ha pensato anche a questo: si può infatti ricorrere al cosiddetto gratuito patrocinio, che dà diritto di essere assistiti da un legale senza alcun costo, perché sarà lo Stato a pagare.

La domanda di accesso a questa formula va presentata, redatta in carta semplice, alla Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della città dove si svolge la causa, e deve contenere i seguenti dati:

  • ­Se il processo è già in corso: Il luogo dove ha sede il magistrato
  • Se il processo non è ancora in corso: il luogo dove ha sede il magistrato competente a conoscere del merito,
  • Per i ricorsi in Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, il luogo dove ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato

Inoltre, andranno inseriti:

  • la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio
  • i dati anagrafici, comprensivi di codice fiscale, del richiedente e dei componenti del suo nucleo familiare
  • copia del documento attestante i redditi percepiti l’anno precedente alla domanda (può essere presentata un’autocertificazione)
  • una nota con l’impegno a comunicare eventuali variazioni del reddito rilevanti ai fini dell’ammissione a questo tipo di beneficio
  • l’indicazione nel caso si tratti di una causa pendente
  • la data dell’udienza successiva
  • le generalità e la residenza della controparte
  • le ragioni di fatto, e di diritto, che possono essere utili per valutare la fondatezza della pretesa ad accedere all’agevolazione
  • tutte le prove che sono utili a comprovare la propria situazione (Documenti, fotografie…)

Alla domanda, i cui moduli prestampati sono disponibili presso le segreterie dei consigli degli ordini degli avvocati, va allegata una copia del documento di identità in corso di validità e deve essere presentata personalmente, o tramite il difensore, che in questo caso dovrà autenticare la firma del richiedente, o ancora, può essere inoltrata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, senza dimenticare di allegare una copia del documento di identità in corso di validità.

Una volta ricevuta la domanda, essa sarà valutata e, nel caso di ammissibilità il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dovrà comunicarlo entro 10 giorni. In questo caso, si potrà scegliere un difensore tra quelli che appaiono  in un’apposita lista, quella degli Avvocati abilitati alle difese con il gratuito patrocinio.

Nel caso in cui la domanda dovesse essere rigettata, ci si può appellare al giudice competente in materia.

Conclusioni

Divorziare non è un buon momento nella vita di una coppia, le ragioni sono tante e variano da quelle sentimentali e sul futuro dei figli a quelle prettamente economiche.

Se, però, si è giunti a questa decisione, è bene conoscere l’iter da avviare, le spese che si dovranno affrontare e le modalità migliori da scegliere, secondo le necessità della coppia.

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