Il diffuso utilizzo dei social network, che inizialmente sono serviti a far rimanere in contatto le persone anche al di fuori degli incontri diretti, ha pian piano modificato le interazioni tra esseri umani, spesso con conseguenze negative.

Se un tempo, infatti, si faceva entrare nel proprio network social esclusivamente parenti, amici e colleghi, si è diffusa l’abitudine di conoscere persone nuove, allo scopo di allargare la propria rete di conoscenze, seppur virtuali.

Doveva essere cosa buona e giusta, poter dialogare virtualmente o conoscere un pezzo di vita altrui, attraverso la lettura di post o la visione di immagini e video personali, invece in molti casi, questa mancanza di privacy, questo pensare che siamo tutti interconnessi e quindi a portata di mano, ha fatto degenerare non poco i rapporti interpersonali tra esimi sconosciuti.

D’altronde, poter “dialogare” senza alcun tipo di filtro sociale, arrivare immediatamente a una confidenza che, peraltro, è del tutto finta, fa si che certe persone perdano del tutto il controllo della situazione, arrivando – in certi casi – persino a scrivere offese e ingiurie ai danni di persone che non conoscono nella realtà.

Oltretutto, coloro che sono caduti in questo tipo di nuova maleducazione virtuale, sentendosi come protetti dal fatto che si interagisce in maniera del tutto virtuale, non hanno difficoltà ad alzare il calibro delle offese, generando a volte situazioni al limite della decenza, e persino della denuncia penale.

Ma in quali casi è bene presentare una denuncia? E come farlo?

Segui la continuazione di questo articolo per scoprirlo.

Diffamazione su Facebook: cosa dice il Codice Penale

Prima di ogni cosa, è importante capire cosa significhi il termine “diffamazione”. Troppo spesso, infatti, vengono presentate denunce per diffamazione che, nella realtà dei fatti, non contengono alcun tipo di reato di questo genere.

Vediamo cosa dice l’articolo 595 del Codice Penale:

Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [c.c. 2699], la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o a una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate [c.p. 29, 64]”.

Al comma 3 dello stesso articolo 595 del Codice Penale, si ravvisa poi la “diffamazione aggravata dal mezzo”. Significa che, l’offesa perpetrata attraverso un social network, diviene più grave, in quanto – tra l’altro – è visibile a un vasto pubblico di lettori.

L’oggetto del reato in questione, è quindi l’offesa alla reputazione. E si prevedono i vari modi e metodi utilizzati per perpetrarla.

Se, ad esempio, qualcuno scrive un commento a un giornalista, indicandolo come “pseudo-giornalista e pennivendolo” si può già ravvisare il reato di diffamazione. Perché? Perché se una persona è realisticamente un giornalista, regolarmente iscritto presso l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, già denominarlo “pseudo-giornalista” è un’offesa. Così come è un’offesa scrivere “pennivendolo” termine che ha preso piede, negli ultimi anni, a causa di campagne diffamatorie, contro la categoria dei giornalisti, ad opera di una parte della componente politica.

Recentemente è stato pubblicato un libro dal titolo “Dizionario giuridico degli insulti” curato dall’avvocato cassazionista Giuseppe D’Alessandro, all’interno del quale si può leggere come il termine pennivendolo sia preso in seria considerazione da parte dei giudici in caso di denuncia.

Come si presenta una denuncia-querela per diffamazione a mezzo social

Presentare una denuncia-querela per il reato di diffamazione a mezzo social, ecco come fare: su un foglio, iniziare scrivendo i propri dati personali “Io sottoscritto/a, nato/a a il giorno… denuncio quanto segue”…

A questo punto, è necessario scrivere il dettaglio degli accadimenti, riportando il post e i commenti in maniera integrale, e inserendo anche la data e l’ora delle offese ricevute oltre a specificare con chiarezza il momento in cui si è venuti a conoscenza delle offese. E’ infatti a partire da questo dato che scatta il reato.

Se poi, al commento offensivo, se ne sono aggiunti altri da parte dello stesso utente o di altri, bisogna farli emergere nella denuncia.

E’ anche importante segnalare quante persone hanno letto gli insulti ricevuti: l’aggravante scatta anche in virtù della portata delle persone che sono venute a conoscenza del fatto.

In generale, è consigliabile fare degli screenshot, e stamparli allegandoli alla denuncia, che va poi presentata alla Questura.

In alcuni casi, è bene farsi sostenere da un legale.

Conclusioni

Hai mai subito offese gravi sui social network? Hai mai denunciato questo reato? Se si, e se vuoi far conoscere la tua esperienza ai nostri lettori, scrivici compilando il modulo Storie di consumatori. Pubblichiamo sempre le storie più interessanti…