Dopo l’arrivo della pandemia da SARS-CoV-2 , e dopo che il Governo in carica ha dovuto prendere la drastica decisione di chiudere per circa 70 giorni tutte le attività produttive, una delle prime conseguenze dirette di questa situazione mai vissuta in precedenza è stata un peggioramento della condizione economica di molte famiglie.

Non solo: la chiusura forzata delle attività commerciali ha provocato un abbattimento importante del volume globale di affari a livello nazionale, dal momento che gli italiani hanno potuto, al massimo, acquistare sulle piattaforme di vendita online a scapito dei negozi tradizionali.

La situazione economica dopo il lock down

Alla riapertura delle attività commerciali, si è lentamente tornati a una sorta di normalità, la cosiddetta Fase 2, anche se i danni all’economia sono sotto gli occhi di tutti noi.

Il Governo ha dovuto in qualche modo parare i terribili urti generati dall’emergenza sanitaria, ideando sussidi e bonus dedicati alle varie fasce sociali: professionisti, imprese, commercianti e contribuenti.

Lo sforzo, pur essendo stato di una certa entità, non ha però sanato una situazione divenuta sempre più critica, tanto da aver convinto gli stessi titolari degli esercizi commerciali, in special modo i più sottoposti agli scossoni della crisi economica generata dal Coronavirus, come le strutture del settore della ristorazione, a creare un sistema che agevoli gli acquisti attraverso la creazione dei cosiddetti buoni shopping.

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Buoni shopping e buoni spesa: due soluzioni diverse

È una situazione variegata, in quanto l’organizzazione dei buoni non è omogenea a livello nazionale e di questi bonus ne esistono di due diversi tipi: il buono shopping, ideato dai singoli Comuni per far rifiorire l’economia a livello locale, ed i buoni spesa, varati dal Governo per consentire alle famiglie meno abbienti di poter acquistare generi alimentari di prima necessità.

Vediamo quindi di sbrogliare questa matassa, spiegando nel dettaglio cosa sono i buoni shopping e la differenza con i buoni spesa e come funzionano.

Buono shopping: ideato per far girare l’economia ai tempi del Coronavirus

Come spiegato in precedenza, in questo caso l’iniziativa è stata presa congiuntamente dalle associazioni di categoria dei commercianti, come per esempio la Confesercenti, l’Unione Commercianti, la CCIAA – la Camera di Commercio – e la CNA, la Confederazione Nazionale Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

Il buono shopping 2020 rientra a tutti gli effetti in un’iniziativa di marketing atta – come si usa dire – a “far girare l’economia”.  

Diversi comuni li hanno attivati, ed è quindi necessario informarsi a livello locale per conoscere se l’iniziativa è presente nel proprio comune.

È possibile contattare il comune di residenza per avere le informazioni utili e per ottenere la lista dei negozi presso i quali è possibile aderire per acquistare.

Buono spesa: un sostegno pensato per le famiglie in difficoltà

Diverso il discorso relativo ai buoni spesa 2020.

In questo caso l’agevolazione parte dal Governo che ha pensato a un ristoro economico per i nuclei familiari più poveri per consentire l’acquisto di generi alimentari e la cui gestione è stata affidata alla Protezione Civile.

Recentemente, attraverso il Decreto Rilancio, sono stati stanziati altri 400 milioni di euro per erogare i buoni spesa ai cittadini che si ritrovano in difficoltà economica anche a causa del Coronavirus.

Buono spesa alimentare: chi ne ha diritto

Per ciò che concerne il cosiddetto buono spesa alimentare, come già accennato esso consiste in un sostegno economico per aiutare le famiglie in difficoltà.

Il Governo, fin dal mese di aprile 2020, ha anticipato la cifra di 4,3 miliari di euro dal fondo di solidarietà, e da erogare ai comuni italiani per far fronte all’emergenza economica.

Come dichiarò il premier Giuseppe Conte durante una conferenza stampa “Denaro da destinare alle persone che non hanno i soldi per fare la spesa”.

La ripartizione di questa vera e propria boccata di ossigeno è stata suddivisa tra i comuni in base al numero di abitanti e attraverso un sistema informatico è stato possibile verificare in breve tempo le somme da erogare ai singoli comuni.

Il criterio per accedere al diritto di ottenere i buoni per la spesa alimentare è quello della condizione economica, che deve essere relativa a una situazione di reale indigenza, che non permette l’acquisto di generi alimentari di prima necessità.  

Può anche essere presentata un’autocertificazione attraverso la quale risulti lo stato di bisogno causato dalle misure resesi necessarie per evitare la diffusione del SARS-CoV-2.

ATTENZIONE: restano esclusi dal bonus tutti i cittadini titolari di altre forme di sostegno al reddito, come per esempio il reddito di cittadinanza o altre provvidenze economiche erogate dagli enti pubblici.

Come presentare la domanda per ottenere i buoni spesa

L’istanza va presentata alla sede del Segretariato Sociale del proprio territorio di residenza, per telefono oppure con una comunicazione via mail.

In alcuni casi i buoni spesa si ottengono dopo una segnalazione ai servizi sociali da parte di organizzazioni facenti parte del Terzo Settore, e che prendono in carico il nucleo familiare o mononucleare, termine che indica persone che vivono da sole.

ATTENZIONE: la richiesta deve essere presentata nel comune di residenza. Per i cittadini extracomunitari è necessario essere in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità.

Regole diverse per ogni comune

Poiché ogni comune gestisce autonomamente il sistema di sostegno economico attraverso l’assegnazione dei buoni spesa, è necessario rivolgersi direttamente al comune di residenza per chiedere delucidazioni anche in merito agli importi spettanti per nucleo familiare e il tetto massimo erogabile.

Per tale ragione si invitano i cittadini interessati a contattare gli uffici del Segretariato Sociale del proprio comune.

Conclusioni

La crisi economica internazionale imperversava ormai da anni, esattamente dal 2008, ben prima dell’avvento del Coronavirus e delle conseguenti misure restrittive che hanno imposto la chiusura delle attività produttive per oltre due mesi.

All’orizzonte il futuro è poco chiaro, l’ipotesi di nuovi periodi di lock down è più concreta di quanto si possa immaginare, e le conseguenze sull’economia nazionale potrebbero essere effettivamente di grave entità.

Cosa pensi di questo tipo di soluzioni per sostenere le famiglie in difficoltà? Ritieni che siano utili? Hai chiesto di accedere ai buoni spesa e vuoi far conoscere la tua esperienza ai nostri lettori? Scrivici, compilando il modulo online Storie di consumatori.

Se riterremo la tua vicenda di interesse generale, e utile ai nostri lettori per comprendere meglio la situazione, la pubblicheremo su questo sito.

Riferimenti

Ordinanza del Capo della Protezione Civile N° 658 del 29 marzo 2020