Cattivissime notizie per i consumatori che utilizzano le sigarette elettroniche: dal primo gennaio 2018, sono scattate una serie di novità per ciò che riguarda la vendita di questi articoli, con notevoli aumenti scaturiti dall’applicazione di imposte davvero esose.

Ma non solo i consumatori subiranno le novità, inserite attraverso un emendamento nella recente Legge di Bilancio.

In pratica: dal primo gennaio 2018, lo Stato italiano – attraverso il Monopolio di Stato – si arroga il diritto di esclusiva sulla vendita di sigarette elettroniche e liquidi, mettendo alla porta centinaia di attività, a cominciare da quelle che operano principalmente attraverso gli e-commerce.

I negozi fisici invece, dovranno divenire – di fatto – punti vendita del Monopolio di Stato. Un po’ come le tabaccherie tradizionali.

Ciò comporterà quindi, non solo un aumento notevole sui prezzi al consumo, ma anche il rischio di lasciare a casa circa 30.000 lavoratori: tanti sono nel nostro paese i cittadini impiegati nel settore dello svapo.

Svapi? Allora paghi di più!

Non è una novità: da quando anche in Italia si è diffusa la vendita delle sigarette elettroniche, lo Stato italiano prova e riprova a riappropriarsi di un mercato che – prima dell’avvento di questi congegni – deteneva in esclusiva attraverso la vendita di sigarette tradizionali, sigari e tutti gli articoli correlati.

Secondo uno studio condotto nel 2016 dall’Istituto Superiore della Sanità, in Italia il 4% dei cittadini utilizza le sigarette elettroniche. Lo studio fa emergere dati molto interessanti sulla dipendenza dal fumo degli italiani: il 22,5% della popolazione fuma.

Da questi dati ne emerge un altro, che non viene però sollevato: se il 22,5% della popolazione ha l’abitudine di fumare e il 4% dei fumatori è passato alle e-cigarette, emerge un calo nelle vendite delle sigarette tradizionali, che corrisponde a minori introiti per lo Stato.

Ecco quindi il motivo per cui, dopo alcuni anni di discussioni istituzionali, è stata presa la decisione di prendere in mano la situazione, togliere di mezzo le aziende che fino ad oggi hanno detenuto in maniera esclusiva la vendita di questi prodotti e aumentarne il prezzo attraverso l’applicazione di imposte notevolmente alte.

E-cig: quanto ci costerà svapare

Passiamo ai dati fondamentali: quanto ci costerà svapare.

A partire dal primo gennaio 2018, per ogni millilitro di liquido si paga un’imposta pari a 0,37344 centesimi di euro più i.v.a. L’aumento riguarda tutti i liquidi, sia con che senza nicotina. In pratica: un flaconcino da appena 10ml ora costa oltre 5 euro. Più di un comune un pacchetto di sigarette.

Il passaggio del settore in mano al Monopolio di Stato quindi, fa si che la decisione di passare alle sigarette elettroniche non dia vantaggi economici ai consumatori. E’ un fatto grave: in primo luogo, perché il Monopolio di Stato dovrebbe garantire ai cittadini che non si speculi sui prodotti oggetto di monopolio, che significa avere l’esclusività della vendita di determinati articoli di largo utilizzo.

Ma come sappiamo, proprio attraverso il Monopolio lo Stato italiano impone costanti aumenti attraverso le accise, per produrre un maggior gettito fiscale, e di conseguenza aumenta la pressione fiscale ai consumatori.

In secondo luogo: è immaginabile come molti consumatori passeranno nuovamente alle sigarette tradizionali, non trovando più conveniente l’opzione della sigaretta elettronica.

In terzo luogo: questa decisione, come già accennato, mette in seria crisi un settore commerciale che era fiorente e che – se non vi saranno modifiche alla normativa già entrata in atto – verrà cancellato, dal momento che l’esclusività passa al Monopolio.

imposte sigarette elettroniche 2018

1 Aprile 2018: probabili aumenti in arrivo per glicerolo e glicole propilenico

Purtroppo non è tutto. A partire dal primo Aprile 2018, potrebbe arrivare un’altra stangata per gli svapatori, almeno quelli che hanno l’abitudine di preparare da sé i liquidi che si introducono nelle sigarette elettroniche, composte da glicerolo e glicole propilenico.

A partire da quella data infatti, il glicerolo – che attualmente costa circa 20 euro al litro – potrebbe essere tassato al punto da arrivare a costare 450 euro in più, di sole imposte,al litro. Stessa cosa per il glicole propilenico.

Ma attenzione: questa misura sarà di difficile applicazione dal momento che, sia il glicerolo che il glicole propilenico sono componenti in uso in settori quali la cosmetica e la farmacologia, motivo per cui non si potrà imporre questa tassazione ad esempio ai prodotti venduti in farmacia, ma solo alle confezioni riportanti diciture del tipo: “Liquido per sigarette elettroniche“.

Conclusioni

Ciò che appare evidente in questa storia, è l’assoluta mancanza – da parte delle istituzioni nazionali – di interesse nei confronti della salute e dell’economia dei cittadini. Si pensa sempre e solo ad alimentare il gettito fiscale, e se arriva un’innovazione valida, anche per smettere di fumare come è successo a molti italiani convertitisi allo svapo, ecco che la priorità è l’incasso e non la salute.