Cartelle esattoriali: al solo nominarle, tutti, ma proprio tutti, rischiamo di entrare in agitazione. E questa reazione ha un fondamento: purtroppo infatti, nel nostro paese, in special modo dal momento in cui fu istituito l’Ente di riscossione Equitalia, era il 2006, e a causa delle tante normative che a questo ente ha sempre concesso poteri incredibili, giungendo ad esercitare – con estrema autorità – la riscossione delle cartelle, spesso enormemente gonfiate da imposte e i famosi “Aggi”, che sono la parte di guadagno dell’ente, per ovvie ragioni si è creato a livello nazionale, un moto di repulsione nei confronti di Equitalia che effettivamente spesso ha posto come priorità assoluta il recupero dei crediti, senza valutare le reali condizioni economiche del debitore.

E nulla è cambiato da quando, è notizia recente, l’ente di riscossione ha cambiato nome in Agenzia delle Entrate Riscossione, anche se non si tratta di un nuovo ente, bensì del trasferimento delle competenze che prima erano state date a Equitalia e ora sono ripassate nelle mani dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa cambia con Agenzia delle Entrate Riscossione

Non cambia nulla, perché se non vengono ripensate le normative relative alla riscossione dei tributi, il contribuente continuerà a dormire sonni agitati se sa di essere in debito con l’erario.

Ecco perché, nel marasma globale venutosi a creare negli anni, tra cartelle pazze – nome azzeccato dal momento che queste cartelle sembrano generate da un computer impazzito – comunicazioni poco chiare e azioni spesso al di fuori delle norme vigenti, il cittadino italiano si trova spesso nei guai, più per scarsissima conoscenza del tema, che per la situazione debitoria effettiva.

E allora, da oggi iniziamo a parlare di cartelle esattoriali. Iniziando con lo spiegare cosa sia la prescrizione, e quali sono i termini di prescrizione di una o più cartelle. Questo elemento, come leggerete di seguito, può fare la differenza tra un problema e un problema risolto.

Prescrizione di una cartella esattoriale: impariamo a capire i termini

Il termine “prescrizione” ha un significato ben preciso: quando un ente di riscossione dei tributi invia la comunicazione al contribuente di ciò che deve essere recuperato, l’ente deve – entro termini ben precisi – predisporre tutte le azioni di recupero, ma nei tempi stabiliti dalla legge.

Se queste azioni di recupero slittano oltre tali termini, ecco che la cartella esattoriale si ritiene prescritta, il che significa che non ha più valore esecutivo: non deve essere pagata.

Semplificando al massimo: i termini di prescrizione di una cartella esattoriale, sono la data di scadenza della cartella. Conoscere questi termini quindi, è importante, al fine di valutare con precisione quali sono le cartelle da dover pagare, e quali, se prescritte, non dovranno più essere pagate.

Ovviamente, l’ente preposto alla riscossione, fa solitamente in modo che non si arrivi quasi mai alla prescrizione: se ad esempio una cartella andrà in prescrizione alla fine di questo mese, ma l’ente invierà entro la fine del mese un sollecito di pagamento, ecco che avvierà un nuovo periodo all’interno del quale potrà esigere il pagamento dal contribuente, e si ricomincia daccapo.

Tutti i tempi di prescrizione a seconda del tipo di tributo

Vediamo ora, a seconda della tipologia di debito che il contribuente ha contratto con l’Agenzia delle Entrate, i tempi per la prescrizione.

  • IRPEF: le cartelle si prescrivono dopo 10 anni
  • I.V.A: 10 anni
  • IRAP: 10 anni
  • Imposta di registro e ipocatastale: 10 anni
  • Canone RAI: 10 anni
  • Diritti Camera di Commercio: 10 anni
  • Multe stradali: 5 anni
  • Tassa sui rifiuti: 5 anni
  • ICI e TASI: 5 anni
  • Imposta sugli spazi pubblici occupati: 5 anni
  • Bollo auto: 3 anni
  • Contributi INPS e INAIL: 3 anni

Come decifrare i termini di prescrizione sulla cartella esattoriale

Sulle cartelle esattoriali, tra le tante sigle riportate, si legge anche la data di prima notifica della cartella. Se quindi, dalla prima notifica l’ente non ha più inviato comunicazioni atte al recupero, e sono scaduti i termini per il recupero, quel tributo è in prescrizione.

Cosa fare se una cartella è prescritta

Secondo le normative vigenti, il contribuente che scopra di avere uno o più tributi in prescrizione, avrebbe diritto alla cancellazione dello stesso dagli archivi dell’ente di riscossione. Purtroppo però, le cronache lo insegnano, ciò non accade quasi mai, e anzi, l’ente continua a pretendere persino il pagamento dei contributi prescritti.

L’unica soluzione? Rivolgersi a uno studio legale e mettere nelle mani di un avvocato la risoluzione del problema. Magari, facendosi tutelare da uno studio legale legato a un’associazione a sostegno dei diritti dei contribuenti, che spesso – dietro al pagamento della sola quota associativa – concedono gratuitamente la consulenza legale.

Conclusioni

Ti è stata utile questa guida? Hai domande inerenti la prescrizione delle cartelle esattoriali o vuoi raccontare la tua storia? Scrivimi nella casella dei commenti, leggerò personalmente la tua storia o la tua domanda, e ti risponderò.

Ultimo aggiornamento 2018-05-28 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API