Hai mai sentito parlare di “obsolescenza programmata”? Probabilmente no, e il motivo per cui questo termine è poco diffuso, deriva – con molta probabilità – dal fatto che molte industrie che producono articoli di vario genere, in special modo quelli alimentati elettricamente, ma anche Smartphone, Tablet e tutto il settore dell’elettronica di consumo, da molti anni applicano una strategia molto particolare durante la fase produttiva: riescono cioè, a produrre articoli con una sorta di “data di scadenza”.

Spiego meglio: avrai notato che, dopo aver comprato una lavatrice, uno Smartphone, ma anche una lampadina piuttosto che un auricolare per il tuo cellulare, dopo qualche tempo, si verifichino malfunzionamenti e persino la totale rottura del congegno.

La colpa è del prezzo magari basso che hai pagato per questo o quel dispositivo? No. Alla base di questo “strano” limite nel perfetto funzionamento di milioni di prodotti – specialmente tecnologici – che ogni giorno fa si che i consumatori si vedano costretti a ricorrere a un tecnico specializzato per far effettuare una riparazione, o addirittura a gettare prodotti con una vita media breve per poi esser costretti a riacquistarli, si chiama obsolescenza programmata e non è cosa nuova, visto che fin dall’inizio del secolo scorso si pensò di mettere in atto questa vera e propria strategie industriale, come spiegato in questo articolo di qualche anno fa.

E’ una pratica che, a tutti gli effetti, limita il diritto del consumatore a poter usufruire appieno degli acquisti effettuati. E, come è immaginabile, fa guadagnare un mucchio di denaro alle aziende produttrici, che possono così contare su un aumento esponenziale delle vendite dei loro prodotti.

Prova a immaginare se lo Smartphone che hai appena acquistato funzionasse egregiamente…per sempre. O se le lampadine che acquisti per illuminare la tua casa, avessero il dono della vita eterna. Le aziende si ritroverebbero con un notevole abbattimento del volume di affari, e sarebbero costrette – quantomeno – a creare sempre nuovi prodotti da proporre alla clientela mondiale.

Batterie ihpne difettose aggiornamento

iPhone e obsolescenza programmata: il caso francese

Che scoppiasse il caso, e lo scandalo, dell’obsolescenza programmata proprio in casa Apple, non era davvero previsto.

La vicenda: a un certo punto si scopre che le batterie dei vecchi modelli di iPhone non tengono più la carica e che, genericamente, alcuni modelli di iPhone presentino rallentamenti nel funzionamento.

Il caso si apre in Francia, nazione particolarmente attenta e sensibile a certi temi e alla salvaguardia dei diritti dei consumatori. L’inchiesta è stata aperta dalla magistratura francese, e mira a verificare se, a tutti gli effetti, vi sia o meno una frode ai danni dei consumatori da parte del gigante industriale statunitense.

L’ipotesi di reato quindi è quella di truffa ai danni dei consumatori, e interessa i seguenti modelli di iPhone: le versioni 6, 6 S, SE e 7 che, secondo la procura parigina, dopo l’ultimo aggiornamento del sistema operativo, presenterebbero un inspiegabile usura delle batterie.

Ma da cosa deriva questa inchiesta? Da un esposto, presentato dall’associazione francese HOP – Halte à l’Obsolescence Programmée, che tradotto significa Stop all’Obsolescenza Programmata – che si occupa proprio di svelare eventuali frodi, da parte delle industrie produttrici, attraverso l’uso della strategia dell’obsolescenza programmata.

Al link seguente, l’esposto in lingua originale: esposto HOP contro Apple.

Ma a ben guardare la Francia non è l’unica nazione ad essersi scagliata contro la famosa azienda di Cupertino: precedentemente, denunce di questo genere sono partite dagli stessi USA e da Israele, solo che in Francia l’obsolescenza programmata è un reato penale a tutti gli effetti, caso quasi unico al mondo, cosa che fa riflettere sulla scarsa attenzione riferita alla tutela dei diritti dei consumatori, in tutto il mondo.

Grazie alla ratifica di una legge risalente al 2016, questo tipo di strategie in Francia è considerato un reato.

La risposta di Apple per tutelare i consumatori

Come ha risposto Apple a questa inchiesta? Innanzitutto, ammettendo di aver deliberatamente rallentato il sistema operativo dei vecchi modelli, adducendo a sua discolpa, il fatto che – qualora la batteria sia vecchia oppure usurata – sia meglio un rallentamento del sistema piuttosto che lo spegnimento del congegno, provocato appunto dalle batterie fuori uso.

Con ciò però, ha ammesso – almeno in parte – la propria responsabilità. Vedremo come andrà a finire la vicenda giudiziaria.

Per sopperire ai problemi riscontrati dalla clientela che ancora possiede e utilizza i vecchi modelli, la Apple offre quindi – per tutto il 2018 – nuove batterie al costo di 29 euro, un prezzo significativamente più basso rispetto a quello corrente. Attenzione però: lo sconto non è automatico. Il consumatore deve infatti poter dimostrare che, effettivamente, il suo iPhone presenti anomalie.

Basterà a sedare la rabbia di molti consumatori e a far chiudere un occhio ai magistrati francesi?

Conclusioni

La strategia dell’obsolescenza programmata è davvero significativa, sia per chi produce che per chi acquista. Da un lato infatti, dobbiamo considerare i maggiori guadagni assunti dalle aziende produttrici, dall’altro i maggiori esborsi da parte dei consumatori. Che se è pur vero che in molti amano appropriarsi dell’ultimo modello si Smartphone griffato o di altri articoli tecnologici, meriterebbero di essere maggiormente cautelati.

Anche tu sei in possesso di uno dei modelli di iPhone oggetto di questa storia? Scrivici utilizzando il modulo che trovi alla pagina storie di consumatori. Pubblicheremo le testimonianze più interessanti.